Come coltivare i carciofi

Nome scientifico: Cynara scolymus.
Famiglia: Composite o Asteracee.
Terreno ideale: drenante, sciolto, areato.
pH ideale: da 6 a 6,5.
Preparazione del terreno: vangatura o aratura a 50 cm di profondità. Togliere i sassi, sminuzzare il terreno e livellarlo.
Concimazione: abbondante, con 2 Kg letame maturo di ovino a pianta, o stallatico essiccato. Ottima anche l’aggiunta al terreno di compost. Ripetere l’operazione ogni inverno riducendo leggermente la quantità di concime.
Quando seminare: ci sono tre metodi per impiantare una carciofaia: semina, la riproduzione dei polloni e la messa a dimora degli ovuli.
- Semina con semi da febbraio a marzo in semenzaio protetto, da aprile a maggio in pieno campo a una profondità di 1-2 cm.
- Polloni o Carducci a dimora in pieno campo da settembre a ottobre. [Nord Italia in semenzaio da febbraio a aprile e da settembre a ottobre, Sud Italia in semenzaio da gennaio a aprile e da settembre a ottobre.]
- Ovoli a dimora in pieno campo tra luglio e agosto. [Nord Italia semina in campo da luglio a agosto, Sud Italia semina in campo da giugno ad agosto.]
Luna indicata: crescente.
Come seminare: se parti del seme in vasetti, a una profondità di 1-2 cm, oppure in pieno campo la distanza tra i semi di 100 cm seguendo le linee.
Quando trapiantare: Chi semina in semenzaio dovrà trapiantare la piantina di carciofo nel mese di maggio. Nord Italia trapianto da aprile a maggio, Sud Italia trapianto da settembre a gennaio si trapianta a una profondità di 4 cm.
Clima ideale: mite, teme le gelate. Sopporta bene il caldo e la siccità estiva.
Temperatura minima di germinazione: 12-14°C
Temperatura ottimale germinazione: 15-20°C
Temperatura ottimale per la crescita: 20-22°C
Esposizione solare: pieno sole.
Sesto d’impianto: 100 cm tra piante e 100 cm tra file.
Densità: 1 pianta per mq.
Altezza pianta: 150 cm.
Sostegni: non necessari.
Mantenimento: copertura delle piante con tessuto non tessuto nel periodo invernale se si coltivano carciofi in zone a rischio gelate.
Potatura: per mantenere negli anni buone pezzature dei carciofi tagliare i nuovi germogli e steli che crescono alla base della pianta. Adeguatamente rimossi e messi a dimora, i nuovi germogli possono dar vita a una nuova carciofaia.
Irrigazione: abbondante, ama il terreno umido ma senza ristagni idrici. Nel periodo dormiente (giugno – luglio – agosto) non irrigare, oppure leggi gli approffondimenti.
Rincalzatura: può essere utile nel periodo invernale anche con l’ausilio di foglie secche o erbe di sfalcio per proteggere la parte inferiore della pianta e le radici dal freddo..
Pacciamatura: molto utile, contrasta le erbe infestanti, solitamente si effettua con paglia o cippato.
Abbinare in modo corretto
Va piantato in prossimità di: porri, fagioli, piselli.
Lontano da: meglio distanziare altri ortaggi appartenenti alla famiglia delle composite.
In un terreno in cui l’anno prima c’erano: leguminose
E non in un terreno in cui l’anno prima c’era: mantenere la carciofaia sulla stessa parcella di terra per massimo 5 – 6 anni valutando anno per anno la comparsa di eventuali malattie funginee.
Avversità principali: nottue, afidi, minatrice fogliare.
Insetti e parassiti: sclerotina o mal dello screzio, peronospora, muffa grigia o botrite, mal bianco o oidio..
Quando raccogliere: i capolini vanno raccolti quando hanno raggiunto un buon appezzamento e hanno ancora le punte chiuse. Nord Italia da metà febbraio a giugno, Sud Italia da metà febbraio a maggio. Vengono raccolti con un coltello affilato si fa un taglio obliquo dello stelo a 15-20 cm dal carciofo.
Approffondimento sui carciofi
Quando seminare: ci sono 3 modi:
- acquistando le piantine a dimora da aprile a maggio,
- carducci a dimora metà febbraio a metà aprile oppure tra metà settembre a ottobre,
- ovuli il periodo coincide con la DICCIOCATURA da luglio a agosto
Dicciocatura
PERIODO: Giugno-Luglio
Quando le piante di carciofo sono in riposo vegetativo si effetua la DICIOCATTURA. Occorre eliminare la pianta oramai esaurita del carciofocon una zappa piccola stretta e robusta e tagliente si esegue un taglio netto a 10 cm sotto il filo del terreno, in modo da eliminare iul cespo secco.
Dopo questa operazione possiamo andare a fare la nuova carciofaia è proprio il momento giusto.
Si Estrae una porzione di apparato radicale dove ci sono i rizomi, dove si ha gli ovoli.
Che cosa sono gli ovoli? sono quella parte dei rizomi della radice sotteranea del carciofo che si è lasciato stare, quando arriverrano le nuove pioggie circa nel mese di settembre inizieranno a fuoriuscire i nuovi germogli i carciofini.
Per rinnovo della pianta del carciofo si preleva l’ovuolo da cui nascerà una nuova pianta di carciofo e si impianta nella buca letamata con il suo sesto d’impianto e si innaffierà, a settembre- ottobre ci saranno le nuove piantine di carciofo.
Se non si ha il terreno disponibile in questo momento, si possono produrre piantine in vaso di 25 cm senza metterle a dimora; tra metà aprile a metà maggio si fà la coltivazione, quindi il rinnovo della carciofaia, ad un nuovo campo, dopo le piogge e con le temperature che si abbassano in base alla località climatiche saremo a circa nel mese di settembre la pianta di carciofo comincerà a mettere una parte vegetativa dagli ovuli e quindi usciranno fuori le nuove piantine sono i cardini.
Scarducciatura
PERIODO : Settembre- Ottobre
E’ importante eliminare dalla pianta di carciofo i carducci o cardini in soprannumero (SCARDUCCIATURA), lasciandone solo 2-3 per pianta, che in tal modo crescono più grandi e robuste.
Quelle tolte si possono recuperare, togliendo la pianta con una vanga, si và a penetrare fino infondo togliendo più radici possibilie andarle ad inserire in una nuova carciofaia nel mese di settembre massimo ottobre, si può fare una nuova carciofaia.
Si deve preparare la nuova piantina, togliendo le foglie un pò secche e in eccesso con un coltello, poi si cimano si circa 1 cm (vengono lascaite 2 foglie)., ora la pianta è pronta per il trapianto.
A Novembre si fà una pulizia della carciofaia, si eliminano tutte le piante più deboli e più piccole, facendo una cernita nel tenere la pianta più bella e quelle meno belle si tolgono con la zappa, si possono anche spostare quelle più belline, eliminando buona parte della parte vegetativa e mettendole a dimora nella sua buca alla sua distanza.
In questo periodo si rincalzano anche tutte le piante di carciofo, per proteggerle dal freddo dell’inverno, si può anche aggiungere del fertilizzante di copertura.
La pianta a questo punto inizierà a crescere, rigogliosa con uno stelo centrale e inizierà a fare il carciofo.
Trucco del contadino
PERIODO: Giugno-Luglio
Se annaffiamo quando la pianta normalmente va in riposo vegetativo, in questa maniera non va a riposo, se viene annafiata a Luglio succede che la pianta continuerà a vegetare, dopo cinque mesi circa inizierà a fare i primi carciofi (dicembre).
Se non viene annaffiata va in riposo vegetativo, quando l’aria è un pò più fresca e iniziano le prime pioggie (settembre) dopo 5-6 mesi inizerà a fare i carciofi (febbraio-marzo). la pianta del carciofo vive 5-6 anni.
Concimazione della pianta del carciofo
Si fà in due fasi (periodi fenologi), c’è chi preferisce farla con letame maturo di ovino sono sufficienti 2 Kg per pianta per tutto l’anno.
Si prende metà del quantitativo che ci occorre quindi 1 Kg e si va a distribuire intorno alla pianta durante prima fase della scaducciatura PERIODO Settembre Ottobre, l’altra metà la andremmo a somministrare a Gennaio dobbiamo dare elementi nutritivi alla pianta perchè inizierà la fioritura, ossia inizierà l’accrescimento del carciofo.
Annaffiatura del carciofo
L’acqua per i carciofi è molto importante, sopratutto quando abbiamo le stagioni che inizia con l’inverno molto asciutto, la pianta se inizia ad andare in stress idrico, ben presto inizierà a fare i capolini (sono chiaramente i carciofi), se va in stress idrico, quindi gli manca l’acqua, praticamente cercherà subito di andare a fiore.
Il carciofo all’interno creerà una peluria, diventerà subito duro, le bratte (le foglie) intorno diventerano subito spinose e dure, in questa maniera non si raccoglie. L’annaffiatura quindi per il carciofo è molto importante.
La pianta inizierà a mettere il suo stelo centrale dalla rosetta basale, per creare un fiore per poi riprodursi, è il carciofo.
Raccolta del carciofo
Nel suo grande stelo centrale c’è il primo carciofo che si presenta pronto da raccogliere, il capolino, quello che stà sopra lo stelo detto cimarolo.
Si chiama cimarolo perchè stà in cima al palco floreale del carciofo, ed è il primo che si và a raccogliere.
Si raccoglie quando le foglie ( bratte) sono ancora ben chiuse.
Viene raccolto facendo un taglio inclinato di circa 15-20 cm si eliminano le foglie. Il taglio và fatto sopra alle derivazioni laterali, perchè lo stelo fa anche delle derivazioni laterali, in cui si trovano altri carciofi, una volta tagliato il cimarolo (carciofo principale), a scalare si raccolglieranno anche gli altri vengoni detti raccolta di seconda (i re carciofi di seconda).
Una volta che abbiamo raccolto anche i carciofi di seconda raccolta, quando saranno di buona pezzatura, ci sarà anche la produzione di altri piccoli carciofi, che nascono dalle ascelle delle foglie dei getti laterali dello stelo principale, o addirittura anche dai getti delle foglie, si chiama carciofina, sono più piccoli, sono teneri, ottimi da conservare sott’olio.
Patologie del carciofo
Patologie fungine che attaccano la pianta del carciofo e degli insetti.
MALATTIA SCLEROTINA o MAL DELLO SCLEROZIO il sintomo è: le piante di carciofo iniziano ad ingiallire, le foglie ad appassire, iniziano a seccarsi.
E’ un patogeno che vive nel terreno anche per molti anni e con l’umidità molto elevata, inizia a prosperare ed attaccare la pianta nella parte basale facendo appassire intere foglie, quelle attaccate si staccano, si vede che iniziano a marcire.
Il rimedio per questa patologia è di evitare il ristagno idrico attorno all’apparato radicale della pianta.
Quando si ha un terreno per esempio pesante, argilloso conviene zappettare per renderlo soffice e permeabile, fare anche una sella per andare a fare la coltivazione della pianta in modo che l’acqua piovana o quella di annaffiatura non rimane vicino all”apparato radicale della pianta ma sgronderebbe all’esterno.
La malattia è causata dal fungo Sclerotinia sclerotiorum, e causa marciume a livello del colletto o poco al di sotto.
I tessuti della pianta si coprono di una massa miceliale bianca in cui si differenziano i corpiccioli neri del fungo.
Grazie a questi corpiccioli, chiamati sclerozi, il fungo si può conservare per anni nel suolo, e dato che è molto polifago, può essere capace di infestare poi tante altre specie da orto, tra cui pomodoro, tutte le cucurbitacee, le carote, le insalate.
Questo fa capire l’importanza di prevenire, o al massimo bloccare sul nascere, il marciume del colletto, tenendo controllate le piante nelle stagioni fresche in cui è più probabile che si manifesti e asportando senza scrupoli le piante di carciofo infette da questa patologia.
Il marciume del colletto che vede coinvolti funghi come Sclerotinia spp., Sclerotium rolfsii, Rhizoctonia spp., abbondantemente presenti nei terreni mal drenati.
Il marciume del colletto da Sclerotinia sclerotiorum è molto diffuso e consiste in una alterazione litica dei tessuti corticali i quali imbruniscono ricoprendosi, in seguito, di una abbondante muffa di aspetto feltroso-cotonoso di color bianco candido in cui si evidenziano gli sclerozi (corpi di colore nero).
Questa patologia si manifesta generalmente nei terreni umidi e ricchi di sostanza organica.
I danni provocati sono ingenti tanto da compromettere, nella maggior parte dei casi, tutta la coltura.
Non esistono misure di lotta dirette per fronteggiare il marciume del colletto in maniera efficace.
Si suggerisce di non ripetere la coltivazione del carciofo nello stesso terreno in tempi brevi e di effettuare frequenti lavorazioni al terreno.
PERONOSPORA si manifesta con macchie più o meno irregolari. Inizialmente sono delle macchie che sembrano macchie d’olio, poi piano piano inizieranno a cambiare colore diventando marroncino, si necrotizeranno, la foglia cadrà. E’ una patologia fungina il rimedio è di fare trattamenti rameici.
Questa è la patologia tipica degli impianti fitti e molto concimati, ragione per cui valgono le precauzioni indicate sopra come prevenzione.
Le temperature ottimali per questo patogeno sono 15-16 °C.
Nel caso però di stagioni piovose e di serio rischio che la carciofaia (o la singola pianta di carciofo) venga compromessa, è utile intervenire trattando con un prodotto rameico. Sicuramente è fondamentale asportare le piante ammalate o parti di esse per non favorire la conservazione del patogeno.
La peronospora (Bremia lactucae) si manifesta nei periodi dell’anno particolarmente umidi che generalmente coincidono con il principio dell’autunno; può, comunque, ripresentarsi anche in primavera.
L’infezione colpisce le foglie più giovani della pianta del carciofo sulla quale si osservano caratteristiche macchie clorotiche che successivamente assumono una colorazione bruna.
Sulla pagina inferiore della foglia colpita da peronospora si osserva la tipica efflorescenza biancastra che è costituita dagli organi di propagazione della malattia (sporangiofori).
La peronospora provoca il disseccamento repentino delle parti colpite ed il conseguente deperimento della pianta.
MUFFA GRIGIA si manifesta attaccando tutta la parte vegetativa della pianta, quindi foglie e fusti ed i capolini facendo danni gravi perchè si deve buttare ineri raccolti. Si presenta con delle che iniziano ad essere molli e subito c’è umidità elevata si presenterà la classica muffa grigia. La prevenzione per questa malattia è tenere sempre il carciofeto ben areato e rispettare il sesto d’impianto, non fare infoltire troppo il cariofeto, in caso venga notata queta muffa grigia, si farà un trattamento con bicarbonato di potassio o polveri di roccia.
Botryotinia fuckleliana e il più comune Botrytis cinerea sono i funghi responsabili di questa patologia chiamata muffa grigia o botrite.
Si tratta di una malattia un po’ subdola, perché in campo non sempre si nota, ma si manifesta dopo la raccolta.
Noteremo l’imbrunimento e la marcescenza del carciofo e la comparsa della classica muffa grigia sulle brattee.
Tutte le misure preventive sono necessarie per limitare la probabilità che si manifesti.
Il marciume radicale è causato da Erwinia carotovora (Pectobacterium carotovorum); si tratta di un batterio che colpisce le piante manifestandosi nelle ferite provocate da tagli operati a seguito di interventi colturali. Tale batterio, in condizioni climatiche caratterizzate da alta umidità, determina marcescenza della pianta.
MAL BIANCO O OIDIO è una patalogia fungina, persiste in tutte quelle zone dove c’è alta umidità. Si presenta con della patina bianca sulle foglie su tutta la parte vegetativa esterna, e se non si interviene debilita interamente la pianta e muore. La prevenzione è fare trattamenti a base di bicarbonato di potassio.
L’oidio (Leveillula taurica) generalmente si manifesta alla fine dell’estate e può protrarsi sino al giungere dei primi freddi.
L’infezione da oidio é riconoscibile in modo specifico poichè colpisce la pianta del carciofo a partire dalle foglie basali.
Queste ultime, una volta colpite, prima ingialliscono e poi disseccano con un caratteristico ripiegamneto dell’apice della foglia verso l’alto
AFIDI quando è primavera, si pongono all’interno della pianta del carciofo ben nascosti, quando ci accorciamo, già iniziano a fare un pò di danno perchè iniziano a succhiare la linfa della pianta e a debilitarla. Il rimedio è andare ad intervenire con trattamenti in base all’importanza dell’attacco, con macerato di ortica o in casi più gravi il pireto naturale.
Afidi verdi-nerastri e afidi neri infestano la base dei capolini di carciofo e il loro peduncolo, e anche le foglie più giovani, sulle quali si raggruppano in colonie soprattutto sulle pagine inferiori.
Le foglie risultano deformate e imbrattate di melata, e oltre al danno diretto, ciò che più deve essere temuto è il possibile veicolo che gli afidi svolgono per la trasmissione di virus, in questo caso del “virus latente del carciofo”.
Come nel caso di altre specie orticole e frutticole, gli afidi si tengono lontani mediante la regolare irrorazione di preparati fai da te ad azione repellente come l’estratto di ortica in caso di attacco massiccio usare sapone di marsiglia, sapone molle di potassio.
LARVE NOTTUE E LEPIDOTTERI fanno dei danni veramente grandi se riescono ad arrivare al capolino a rosicchiarlo, mangiano le foglie, in questa maniera la pianta ha una riduzione della sintesi clorofilliana e si debilita.
Quando si notano gli attacchi si fà un trattamento in modo biologico con il Bacillus thuringiensis. Contro i lepidotteri sono utili anche le trappole alimentari Tap Trap, che consentono la cattura massale sugli individui adulti.
Le nottue sono lepidotteri di varie specie che depongono le uova alla base delle piante e le larve che nascono compiono escavazioni nelle nervature centrali delle foglie e poi negli steli, per arrivare al capolino, sciupandolo irrimediabilmente.
MINATRICE FOGLIARE è una minuscola larva che vive all’interno della foglia, fà delle miniscole gallerie che si notano sul margine superiore di essa. Quando si sviluppa i danni diventano più seri inizia a fuoriuscire fà piccoli buchetti nella foglia. Il suo rimedio è l’olio di neem è un prodotto biologico e riesce anche a penetrare all’interno della foglia
I ditteri Agromyza spp sono piccole mosche che scavano mine nella nervatura principale delle foglie e per un breve tratto anche nelle altre parti di foglia.
Come provvedimento principale per ostacolarle, bisogna asportare via tutte le foglie colpite e distruggerle, per contenere il livello della popolazione della generazione successiva.
È proprio lì dentro, infatti, che loro svernano allo stadio larvale, per poi riattivarsi a primavera.
