
Nome scientifico: Vaccinium
Famiglia: Ericaceae
Terreno ideale: acido, sciolto, ben drenato, senza ristagni d’acqua.
pH ideale: da 4 a 5.
Preparazione del terreno: eseguite un’aratura ben profonda, possibilmente operata con una motozappa.
Per coltivazioni piccole, basterà vangare a una profondità di 35 – 40 cm nei terreni sabbiosi e ghiaiosi.
Se il terreno è a medio impasto, l’aratura dovrà essere profonda fino a 50 – 60 cm e ancora più profonda 65 – 70 cm nei suoli compatti.
Per la piantagione fai una buca profonda e larga 50–60 cm in modo da assestare bene la terra ed emendarla con cui andremmo a riempire con una manciata di torba e una di humus di lombrico.
Dopo aver eseguito il trapianto, occorre bagnare le piantine e nelle tre settimane successive continuare a bagnarle con frequenza.
Il filare di mirtillo, come per tutti i piccoli frutti, deve essere ospitato su una leggera baulatura con un’altezza di 20-30 cm rispetto al suolo, allo scopo di evitare i ristagni d’acqua al piede delle piante che causano infezioni di fitoftora, fungo che provoca la moria delle piante.
Concimazione: con concime organico, va eseguita in autunno o fine inverno prima della ripresa vegetativa. Si consiglia letame maturo, da spargere tra la fila, alla base della pianta. Se il terreno ha avuto una correzione di acidità, al letame bisogna aggiungere torba acida, per tenere il giusto pH. Se si ha il terreno pacciamato con teli, si devono spostare i teli per poter distribuire la sostanza organica neccessaria.
Quando seminare: và effetuato il trapianto con piantina per accelerare i tempi.
Luna indicata: crescente.
Come seminare: le bacche contengono dei semini molto piccoli e di non facile germogliazione. Per questo motivo non è molto diffusa la semina del mirtillo e si preferisce in genere acquistare la piantina in vivaio. piantine di 9-15 mesi di età in vasi di plastica o a radice nuda.
Quando trapiantare: tra settembre e maggio direttamente nell’orto, evitando ovviamente i mesi in cui la terra è dura e gelata. Nord Italia in primavera (da marzo a maggio), Sud Italia alla fine dell’autunno (novembre-dicembre).
Clima ideale: prediligono climi freddi, poiché temono un eccessivo caldo estivo, mentre resistono senza timore a inverni gelidi. Non per niente è un arbusto che si trova molto diffuso spontaneo in montagna. Nelle zone fresche può stare tranquillamente in pieno sole, con ottimi risultati, l’ideale è tenerli al riparo dal vento.
Temperatura minima di germinazione: 10-13 °C
Temperatura ottimale germinazione: 18-22 °C
Temperatura ottimale per la crescita: 22-25°C
Esposizione solare: in pieno sole o mezz’ombra nelle zone calde.
Sesto d’impianto: 3 metri tra le file e 1,2-1,4 metri lungo il filare.
Altezza pianta: 9 cm.
Densità: 1 piante per 1 mq.
Sostegni: non necessari.
Mantenimento: Nel primo anno dall’impianto il mirtilleto non fruttifica in maniera significativa, si aspetterà il secondo anno per ottenere le bacche, è utile rimuovere tutti i fiori per favorire lo sviluppo delle radici. Nei primi due anni si possono evitare le potature alle piante, limitandosi appunto alla rimozione dei fiori.
Irrigazione: Il mirtillo ha radici poco profonde, per questo è particolarmente sofferente ai momenti di siccità. L’irrigazione deve quindi essere frequente, specialmente nei periodi estivi. Attenzione all’acqua utilizzata: un’acqua calcarea andrebbe a riequilibrare il pH del terreno verso un valore più basico, quindi è bene verificare che l’acqua non contenga un’eccessiva quantità di calcare. Meglio optare per un impianto a irrigazione a goccia, la manichetta passerà sotto il telo di pacciamatura.
Rincalzatura: non neccessaria.
Pacciamatura: ci sono due alternative, quella artificiale e quella naturale. L’artificiale si fà uso di teli antialga a fibre intrecciate. Il telo dovrà essere largo 105 – 155 cm, in modo da coprire tutto il filare. La pacciamatura con questo telo vi eviterà molti lavori di manutenzione perché il telo impedirà la formazione delle erbe infestanti. Prima di stendere il telo sarà necessario predisporre l’impianto di irrigazione a goccia con un ala gocciolante prevista in corrispondenza della pianta. La naturale, è formata da corteccie, aghi di pino, torba vecchia, misto di foglie, praticamente tutti materiale che acidificano il terreno.
Potatura: si effettua a partire dal terzo anno di coltivazione ed è un’operazione da fare dopo l’inverno oppure in seguito alla caduta delle foglie autunnali. Per potare i mirtilli bisogna accorciare i rami e diradarli, l’operazione permette alla pianta di produrre bacche di maggior dimensione e favorisce il circolo d’aria, è utile quindi anche a prevenire malattie.
Sarchiature: si consigliano periodiche sarchiature che avranno anche lo scopo di arieggiare il terreno.
Avversità principali:
- Antracnosi. Questa malattia si nota sui frutti, che invece che maturare avvisiscono e ammuffiscono. La prevenzione si attua garantendo una buona areazione nei cespugli grazie alle potature, evitando di tardare nella raccolta e rimuovendo con tempestività rametti che danno frutti infetti.
- Botrite o muffa grigia. La malattia si manifesta generalmente sui fiori, che scuriscono e si trovano coperti di una muffetta di colore grigio, si verifica in caso di piogge frequenti durante il periodo di fioritura. Anche in questo caso una buona lavorazione del terreno e corrette potature aiutano a prevenire.
- Marciume radicale. La pianta del mirtillo non è molto soggetta a problemi di malattie funginee, tuttavia se il terreno non drena il ristagno di acqua può causare un marciume a livello radicale, che uccide la pianta. Per prevenirlo è sufficiente una corretta lavorazione del suolo, dove la terra è molto argillosa si può mischiare della sabbia prima di impiantare i mirtilli. Molto utile per evitare marciumi è l’utilizzo di micorrize, scegliendo prodotti con trichoderma, fungo antagonista del marciume.
- Clorosi ferrica. Non si tratta di una vera malattia ma di una fisiopatia, che si manifesta con un ingiallimento delle foglie. La clorosi ferrica è data da una mancanza di ferro che provoca una minor fotosintesi, da qui la perdita del verde dovuto alla clorofilla. In questo caso la pianta necessita di chelato di ferro per tornare verde nell’immediato, mentre il suolo del mirtilleto deve esser reso più acido per tornare ad avere un equilibrio nutritivo adatto a questo piccolo frutto.
Insetti e parassiti:
- Afidi e cocciniglia. Non sono molto frequenti ma questi piccoli insetti possono danneggiare il mirtilleto se la melata veicola virosi e altre malattie o si forma sul frutto. È possibile utilizzare preparati di acqua e sapone molle (o di Marsiglia) per contrastare la popolazione e lavare la pianta dalla melata.
- Lepidotteri. Le larve di lepidottero sono nocive in particolare a primavera, quando danneggiano direttamente il fiore o il frutto. Il bacillus thuringensis è un buon prodotto atossico per l’uomo che aiuta a fronteggiare questi bruchi.
- Drosophila suzukii o moscerino della frutta. Parassita orientale che si è diffuso negli ultimi anni e che attacca sovente il frutteto. Contro i moscerini della frutta si possono predisporre anche trappole che consentano una cattura biologica, le bio trappole alimentari Tap Trap e Vaso Trap (di colore rosso) possono fare un buon lavoro di cattura.
Quando raccogliere: le piante iniziano a rendere veramente dopo 4 o 5 anni. Nei primi anni produttivi si possono raccogliere circa 2 o 3 kg a pianta, ma questo risultato ovviamente dipende da tanti fattori che spaziano dal clima alla concimazione, dalla gestione fitosanitaria alla disponibilità idrica e altro ancora.
Le varietà di mirtillo
La scelta delle varietà può essere effettuata sulla base della bontà del frutto, della costanza e abbondanza di produzione, della resistenza alle malattie. Delle molte varietà disponibili in Italia ne indichiamo cinque, tutte unifere (cioè forniscono una sola produzione annua), suddivise in base all’epoca di maturazione dei frutti: precoci (maturano da inizio giugno a fine luglio); medio-tardive (maturano da fine giugno a metà-fine luglio); tardive (maturano da metà luglio a metà agosto).
- Duke, precoce. Varietà con buona resistenza al freddo. I frutti sono caratterizzati da buone qualità gustative e molto aromatici e si staccano facilmente dalla pianta.
- Berkeley, medio-tardiva. La produttività è elevata e costante, i frutti hanno sapore dolce.
- Bluecrop, medio-tardiva. È la varietà più coltivata nel mondo per produttività e adattabilità. Resiste ai freddi invernali e ai ritorni di gelo tardivi e ha una buona tolleranza alla siccità.
- Coville, medio-tardiva. I frutti mostrano buone caratteristiche qualitative ed elevato grado zuccherino; sono resistenti alle spaccature della buccia causate dalle piogge.
- Lateblue, tardiva. Il frutto è di grossa pezzatura, con grado zuccherino medio, alto contenuto in antociani a capacità antiossidante.
Le due specie principali:
- il mirtillo europeo (Vaccinium myrtillus): detto anche mirtillo di bosco, è quello dalla bacca piccola, che si può ancora trovare nei sottoboschi dove cresce allo stato spontaneo. Questo è un frutto delizioso, dal colore blu scuro e poco serbevole dopo la raccolta;
- il mirtillo gigante americano (Vaccinium corymbosum), quello più coltivato, col frutto dalle dimensioni maggiori, abbastanza serbevole, dal colore bluastro e attitudine alla raccolta meccanica, aspetto che ne ha sicuramente favorito la coltivazione professionale.
Moltiplicazione dei mirtilli
Le piante di mirtillo possono essere moltiplicate con molta facilità tramite talea, mettendo a radicare rametti legnosi tagliati da piante sane durante l’inverno, da fine dicembre in poi, per fare in modo che abbiano accumulato abbastanza freddo. Con questa ultima condizione, infatti, radicano bene e attecchiscono.
La radicazione può avvenire in vasetti di dimensione proporzionata al ramo e riempiti di Terriccio per Acidofile.
La talea del mirtillo si effettua staccando un ramo dalla pianta madre e inserendolo in un vasetto di terreno sufficientemente acido. Durante la fase di radicazione del rametto è importante che il terreno non secchi mai completamente, per cui bisogna innaffiare spesso. Si consiglia di fare l’operazione a inizio primavera, trapiantando prima del caldo o dopo l’estate.
Come e quando fare una talea di mirtillo
Il momento migliore per prelevare le talee è quello in cui la pianta è ancora in crescita attiva, che nel mirtillo corrisponde al periodo compreso tra luglio e agosto.
In questa occasione occorre asportare una porzione di ramo giovane (15 cm) durante le prime ore fresche del mattino (quando la pianta è ancora umida) da conservare in sacchetti inumiditi fino al momento del trapianto in un vaso ripieno di torba acida e terriccio nella stessa proporzione.
Per creare l’ambiente ideale alla radicazione delle talee, queste vanno posizionate in zone di mezz’ombra e umide, ricorrendo a irrigazioni costanti per stimolare la crescita dell’apparato radicale.
Potatura del mirtillo
Per ottenere un abbondante raccolto ed equilibrare lo sviluppo vegeto-produttivo della pianta, il mirtillo richiede delle piccole attenzioni durante la potatura, che va effettuata nel periodo compreso tra la tarda estate e la fine dell’inverno.
Una corretta potatura comporta la conoscenza preliminare delle parti della pianta, per identificare al meglio il loro destino. Nel mirtillo distinguiamo:
- BRANCA FRUTTIFERA: ramificazione di due o più anni su cui sono inseriti i rami fruttiferi o le branche secondarie, che portano i rami fruttiferi.
- RAMO FRUTTIFERO: ramo che porta gemme a fiore nella parte terminale e gemme vegetative in quella basale.
- POLLONE: ramo che si origina direttamente dalla radice, servirà da ricambio per sostituire le branche fruttifere esauste.
A seconda dell’età della pianta distinguiamo due tipi di potature: potatura di allevamento e di produzione.
Potatura di allevamento
Nei primi due anni dopo l’impianto bisogna lasciare che la pianta formi un buon apparato radicale e aereo procedendo come riportato di seguito:
- Eliminare i polloni in soprannumero nell’estate del primo anno (e lasciare i 3 – 4 più vigorosi).
- Eliminare o raccorciare i rami fruttiferi per i primi due anni, favorendo lo sviluppo della pianta.
In alternativa è possibile ricorrere alla “mungitura” delle branchette, ovvero alla rimozione manuale dei primi fiori.
Potatura di produzione
- Eliminare i polloni piccoli e non vigorosi.
- Asportare 1-2 branche più vecchie e lasciare 2 polloni di un anno.
- Eliminare i rami o le branche esili, secche e centrali per permettere una migliore penetrazione della luce all’interno del cespuglio.
I polloni più produttivi con frutti di altissima qualità sono quelli posizionati sui rami di due anni.
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